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Collaboro dal 1993 con la rivista "Segnocinema". Amo l'appennino pistoiese, l'Aglianico del Vulture, i miei amici. Tengo per il Toro, e sono un lettore pressoché onnivoro. Ho scritto due romanzi, 'Ho una storia per te' e 'L'odore della polvere da sparo', entrambi pubblicati da Edizioni Spartaco.

domenica 24 maggio 2015

La terza? Non era prevista

Se qualcuno solo un  paio di mesi fa mi avesse detto che il mio lungo silenzio sarebbe stato interrotto con un post su Stephen King gli avrei risposto: "difficile!".
Difficile perché fino a quel momento ero il lettore di un solo romanzo di King, e anche per dovere diciamo morale più che professionale. La metà oscura era capitato tra le mie mani all'epoca in cui era uscito il film.
E così, poiché il film era di George A. Romero, ecco che l'ho letto, riletto e pure sottolineato. Ma che volete farci. Allora ero giovane e a certe cose ci tenevo. Più per me che per gli altri. Forse.
Vabbè, detto che il libro non mi era dispiaciuto, anzi, andiamo avanti.

Siamo arrivati a marzo 2015 e penso che è trascorso un anno tutto intero (sabbatico?) dalla mia ultima apparizione su questo blog.
Qualche senso di colpa, ma poi non tanti in verità. Perché tutto il tempo mi era servito per finire il mio, di romanzo, la cui copertina vedete in bella mostra nel blog.
Allora ho creduto che, concluso quello che dovevo concludere, fosse opportuno rituffarmi in qualche lettura abbandonata da tempo, e chissà perché (una frase carpita da qualche discussione altrui? un rigo letto di sfuggita qua e là?) riprendo il James Ellroy di American Tabloid.

C'entra di sicuro l'interesse per il romanzo e per la Storia e poi, chissà, anche per i primi anni Sessanta e per l'evento che forse più di tutti li ha destabilizzati. Leggo pagine e pagine, e penso che sull'argomento non mi sono lasciato sfuggire, anni fa e ancora nella edizione Pironti, Libra di Don DeLillo.
Ma leggere un libro mentre con il pensiero si va a un altro rende le cose difficili. E io che a volte non mi accontento delle  difficoltà semplici (non si semplifica ciò che è complicato, je crois) e che dunque vado oltre, leggo American Tabloid mentre penso a Libra mentre mi chiedo se da qualche parte possa esserci un altro romanzo che racconti l'affaire Kennedy. Diventa tutto abbastanza complicato o c'è qualche altra cosa da fare?

Comunque scopro che un altro romanzo c'è. Anzi, a dire il vero, "ricordo" che un altro romanzo c'è. Ma purtroppo, mi dico, è di Stephen King. E a me l'horror piace al cinema e non tra le pagine. Confesso.
Poi, mi dico, che tra tanti spiccioli lasciati inutilmente in questa o quella libreria cosa mi cambia se vado a lasciarne altri per prendere e portare a casa 22/11/'63? E cosa volete che cambi. Visto che è in edizione economica basta pensare di aver invitato un paio di amici a prendere un aperitivo da qualche parte. Già, basta pensare.

E dunque eccoci qui con il tomo tra le mani. La prima pagina va via in un tempo da primatista mondiale.
Ma com'è che non sento nessun prurito o tensione nelle mani che prelude al desiderio di abbandonarlo, questo libro? Mah. La seconda e la terza pagina confermano i tempi di lettura da record della prima. E qui, perdonatemi, ci vuole una pausa caffè. Lascio il libro sulla scrivania e vado in cucina. La preparazione è accurata. Acqua fino a dove si deve, polvere di caffè senza pressione esagerata eccetera. Ma alla quarta pagina e alla quinta, massimo alla sesta (penso mentre metto la macchinetta sul fuoco) arriverà l'intoppo e lo abbandonerò al suo destino questo libro sui viaggi nel tempo.

Intanto ci vogliono ancora diversi minuti perché il caffè sia pronto, e allora lo lascio incustodito e me ne vado a leggere la famigerata pagina quattro e la cinque e la sei. Non succede niente di quello che m'aspettavo e forse desideravo, e quando comincio a sentire un vago odore di bruciato mi rifiondo in cucina. Il caffè, o quello che resta del caffè, è da buttare. Vabbè, del resto non ne avevo neppure voglia.

Cosa succede nelle ore successive? Succede che arrivato a pagina duecento non vedo l'ora di finirlo, questo benedetto romanzo. Per cominciare a rileggerlo. Sintetizzo perché sono andato già oltre: il fine settimana lo passo incollato alla sedia, svaccato sul divano, raggomitolato sulla poltrona.

Cosa avrei dato per essere io il primo a leggere il tema di Harry Dunning! E per essere seduto a quel tavolo a mangiare gli hamburger da due soldi di Al e sentirlo raccontare della sua malattia e del perché quegli hamburger nel suo locale costano da sempre pochi spiccioli. Come avrei risposto alla sua domanda "lo sai che cos'è un 'momento spartiacque', compare?". Mi sarei messo a ridere? A piangere? No, a piangere no, non sono mai stato un uomo facile alle lacrime.

E poi, sentite, quando mi avrebbe detto che avrei potuto cambiare la storia e che John Kennedy poteva salvarsi...

Bene. Ora 22/11'63 è qui ancora sulla scrivania e appena finito di leggere Duma Key mi ci rituffo dentro, e questa volta con il mezzo dollaro che devo ricordarmi di dare a... Ma no, non vi tolgo la sorpresa.
E intanto in dieci giorni sono passato Da Shining a Misery a Dolores Claiborne alla Storia di Lisey a Duma Key e alle mie spalle c'è uno scaffale che nel frattempo si è riempito di mooolto King (ma vorrei dire di Stephen, ché nel frattempo siamo diventati amici). E dannazione, mi devo procurare a ogni costo Cuori in Atlantide.

Ah, ma prima di andare via devo dirvi altre due cose.
La prima: ma sarà poi vero che dietro ogni insegnante di letteratura c'è uno scrittore frustrato? Io ho paura a rispondere. E voi che dite?
E la seconda?
Ah, la seconda. 22/11/'63 è un capolavoro. E Stephen King, mi pare di capire, quando vuole riesce a essere un grande scrittore. Ma questa è già la terza. E non era prevista.