Non ci pensavo proprio a riparlare del pregiudizio. Un post mi sembrava più che sufficiente e poi, che dire, non è mica semplice stare sempre a rimestare nei propri difetti. Già, perché confessare di nutrire dei pregiudizi significa anche dover scoprire e rivelare la propria supponenza. E io, che volete, di farvi capire quanto sia supponente non ne ho punto voglia. Almeno non stasera.
Ovviamente, sia chiaro, parlo di cose che hanno a che fare con i libri. Che in generale non significa parlare dell'universo mondo ma, per quello che mi riguarda, poco ci manca.
Meglio allora pensare a dire quattro cose quattro sui libri letti di recente.
Ma il fatto è che i libri si accumulano e per mia fortuna le letture si susseguono a ritmo molto sostenuto (vorrei scrivere "febbrile", ma l'espressione fa ridere me per primo); e allora il libro più recente diventa quello che ho appena letto ieri o che sto leggendo oggi, e che leggerò domani e domani l'altro e così via.
E dunque? Di che libro parlare?

E caspita, tre aggettivi tre che per me hanno un effetto pavloviano e mi viene l'acquolina in bocca. Lo prenderò, oh sì, questo libro sarà mio. Però, quella vita assai piatta e desolata. E se anche il libro è così? Meglio aspettare.


Dunque è il momento fatale di avvicinarsi alla cassa. Il momento nel quale, più che in altri, si fanno i conti con i propri sensi di colpa. Saranno sui cento euro. Mannò mannò (per i puristi: ma no, ma no) che non si può più andare avanti così. La settimana scorsa stessa storia. Così non si può proprio continuare. E che diamine. Un limite ci deve pur essere.
Il peso dei pensieri e quello dei libri non mi impedisce però di fermarmi ancora e per l'ennesima volta nel corso di questo (ormai alle spalle) autunno davanti alla copertina di Stoner. Eccolo lì. E che si fa ora? Niente. Perché, fortunatamente per l'economia familiare, ho le mani occupate.
"È bellissimo. Glielo consiglio proprio. Un romanzo bellissimo".
Alzo gli occhi.
Una donna bellissima almeno come il romanzo di Williams (che a questo punto, lo so, prenderò senza indugio e scrupolo) accompagna la sua voce suadente con un sorriso dolce.
"Ah, sì. Lo so. È da qualche mese che ci giro intorno...", cerco di rispondere tra il sorpreso e l'imbranato.
"Lo legga. Glielo consiglio..."
"Ma lascia stare il signore. Non stare lì a importunarlo. Che ne sai se è interessato a quel libro?".
La voce questa volta è, purtroppo, maschile.
"Ma sono sicura che gli piacerà. Ne sono sicura".
Allora dico grazie. Ricambio il saluto e per qualche secondo me ne sto a guardare lui e lei mentre se ne vanno, tra gli spazi della libreria, incontro alla loro storia. E chissà che tipo di storia sia.
Poi abbandono quei tre o quattro volumi di cui vi dicevo prima e di cui è cosa giusta e pia tacere il titolo (bisogna avere pudore nel nominare i libri che - anche se momentaneamente - si abbandonano al loro destino), e prendo il mio Stoner.
Vorrei dire adesso a quella bella e premurosa donna che aveva ragione. Mi è piaciuto proprio, ma proprio proprio. E all'estensore della seconda di copertina che, per la miseria, ma c'è la vita, la vita, dico, nelle pagine di questo romanzo. Altro che. La vita in tutte le sue pieghe (ma si può dire?). E la passione. La passione, perbacco. A quell'uomo preoccupato di non farmi importunare invece non dico niente. Ecco.
Ho però già esaurito spazio e tempo e quindi vi lascio in pace. Comunque, se vi interessa, il pregiudizio ha avuto come bersaglio per tutti questi lunghissimi anni (parentesi universitaria compresa e, aggiungo: ahimè, che così non doveva essere) il libro e lo scrittore che vedete in apertura e in chiusura di questo post.
Ma chi, Curzio Malaparte? Già, Curzio Malaparte. Un grande scrittore, credetemi. Grandissimo.
E pensare che...
a questo punto non potrò fare a meno di Stoner. Su Malaparte ho anch'io pregiudizi duri a morire, che dici, li devo superare?
RispondiEliminaCiao Dede. Assolutamente sì (mi riferisco a Malaparte). "Kaputt" è un grande libro. Ora leggerò "La pelle" e "Il ballo al Kremlino". Se tono, stile, ironia e tagliente lucidità saranno confermate, che dire: Malaparte è davvero un grande scrittore.
EliminaD'accordo su tutt'e due. Stoner e Kaputt apparentemente più lontani non potrebbero essere. Li avvicina la grande scrittura e l'analisi spietata e lucida della vita.
RispondiEliminaAnche io ho avuto dei pregiudizi su Malaparte, ma ho dovuto inchinarmi all'eccelso Kaputt.
RispondiEliminaPs: grazie per essere passato sul mio blog ed per aver lì lasciato una traccia :-)