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Collaboro dal 1993 con la rivista "Segnocinema". Amo l'appennino pistoiese, l'Aglianico del Vulture, i miei amici. Tengo per il Toro, e sono un lettore pressoché onnivoro. Ho scritto due romanzi, 'Ho una storia per te' e 'L'odore della polvere da sparo', entrambi pubblicati da Edizioni Spartaco.

venerdì 16 luglio 2010

Infinite Jest

Da quasi vent'anni ho l'abitudine - maniacale - di segnare sui libri che compro luogo e data di acquisto. A chi mi chiede perché, rispondo che mi piace sapere, con precisione, da quanto tempo un libro è, fisicamente, nel mio universo. Non so se la risposta è soddisfacente, ma dal mio punto di vista la ritengo l'unica possibile. Semplicemente perché è la pura verità

Bene. Ieri sera, subito dopo cena, pensavo a quale libro cominciare a leggere visto che avevo appena finito Muro di fuoco di Henning Mankell.

Ci sono dei periodi - e questo è uno di quelli - nei quali il desiderio di lettura è spasmodico. E allora, come un allucinato, giro tra gli scaffali della mia libreria e, senza una decisione prestabilita, afferro i primi libri che capitano (romanzi, saggi, non ha importanza) e aspetto che siano le prime pagine a farmi dire che sì, quello è il libro del momento.

Dunque, è accaduto questo. In maniera del tutto meccanica ho spostato la prima fila della sezione dedicata ai romanzi americani e ho tirato fuori il corposo (l'infinito?) Infinite Jest di David Foster Wallace. Intonso. La sua copertina di cielo azzurro attraversato da qualche nuvola sembra dare leggerezza a dispetto della mole e del conseguente peso del volume.

Per qualche minuto - uno o due - ho pensato alla vicenda dell'autore. Alla sua morte, in particolare. Ma anche a tutto quello che nel corso degli anni mi è capitato di leggere e di sentire su di lui e sui suoi libri. Tutto mi si è mescolato nella mente e, tra le altre cose, mi sono ricordato di una lettura pubblica a oltranza (a cui per pigrizia, e perché le letture pubbliche mi annoiano eccetera, non ho preso parte). E mi sono detto che se un libro era riuscito a portare in una piazza molte persone, quel libro meritava. Qualcosa o molto.

E sono andato alla data. 19 dicembre 2000. Come, dieci anni? Infinite Jest è con me da dieci anni e, tra le altre cose, ha sopportato anche lo sfinimento di un trasloco? Dieci anni e mai aperto. Leggo poi che la mia edizione è quella stampata per Fandango proprio nel dicembre del 2000. Non ci sono altre indicazioni e dunque immagino che sia, nientemeno, la prima edizione in italiano.

Dunque quel giorno di dicembre deve essere andata così: sono corso in libreria appena il libro è uscito. Mosso da interesse, curiosità, irrefrenabile desiderio di appassionarmi a un romanzo che aveva appassionato tanti, forse tutti. E che era arrivato da noi stracarico di aspettative, di lodi, di ammiratori entusiasti. Insomma quello che si dice un cult.

David Foster Wallace. Foto tratta dal web
E poi? Poi dieci anni immobile come in un sacrario. E sono successe tante cose. Non ultima e non meno importante: David Foster Wallace si è suicidato lasciando tutti a bocca aperta.

E sì, dunque acquistare libri è una mania. E' compulsiva la voglia di rincorrerli, di averli - possederli - sfogliarli senza prendere la decisione di dedicarsi completamente e con ordine alla lettura sistematica, razionale, metodica. Un libro un acquisto una lettura. Un libro un acquisto una lettura. Senza negarsi il diritto di passare da uno all'altro lasciandosi sopraffare da quella "sensazione carica d'ansia" che è destabilizzante, perché c'è magari qualcosa di meglio da leggere e che "potenzialmente" lo stiamo perdendo (ah, tra virgolette cito Wallace, I. J. p. 40).

E questo vagare tra i libri (vuoi vedere che è un naufragare?) non è forse considerare che la lettura è passione e che, forse, non è mai ben chiaro chi, tra il libro e il lettore, scelga chi? Lo so, lo so. Sono domande banali. Ma ora, con questo caldo e con le 1400 pagine che ho scomodato, non mi viene niente di più profondo o di teoricamente risolutivo.

Però. Però ho attraversato già le prime 50 pagine. E forse posso preventivamente azzardare una conclusione. Infinite Jest mi prenderà totalmente per le prossime due settimane. Ce la farò, a un ritmo di 100 pagine al giorno? Ma sì, che poi non è un ritmo proprio da intossicato.