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Collaboro dal 1993 con la rivista "Segnocinema". Amo l'appennino pistoiese, l'Aglianico del Vulture, i miei amici. Tengo per il Toro, e sono un lettore pressoché onnivoro. Ho scritto due romanzi, 'Ho una storia per te' e 'L'odore della polvere da sparo', entrambi pubblicati da Edizioni Spartaco.

domenica 26 settembre 2010

Ora vi conto un fatto

Ora vi racconto quello che mi è accaduto in questa settimana. Niente di intimo, per carità. O forse sì, visto che ha a che fare, ancora una volta, con un libro.

Veramente, più che con un libro ha a che fare con le motivazioni che mi spingono all'acquisto di un libro. Dico all'acquisto (e non: alla ricerca) perché  voglio sottolineare anche l'aspetto di impegno economico a cui spesso obbliga la passione per la lettura.

In diretta relazione con questo tipo di impegno c'è, come ognuno sa bene, il nostro lato scoperto riguardo a campagne di marketing, pubblicità, interviste, quarte di copertina allettanti, sinossi che innamorano già dopo la prima sillaba.

Dunque, ecco qua. Leggo da qualche parte che il 28 settembre in non so quanti paesi del mondo  ci sarà l'attesissimo lancio dell'ultimo capolavoro di Ken Follett, La caduta dei giganti.

La mia consueta snobistica reazione non si fa attendere. Risolino e scuotimento di testa. Ma tu guarda le solite baggianate, mi dico. Avranno voglia di aspettare! Se sperano di vedermi precipitare...

E poi. E poi l'occhio cade, senza che il cervello abbia dato comando alcuno, su una breve presentazione del romanzo. Una breve presentazione, dico. Quattro o cinque righe e poi punto. Nemmeno una sinossi. Non si sono sprecati neanche in quello.

E cosa dice l'anonimo e maledetto estensore di quelle poche righe? Ve lo dico io cosa dice. Dice che La caduta dei giganti è il primo volume di una trilogia. E che la trilogia si intitola "Century". Percepisco un leggero movimento dei miei glutei sulla sedia, e un impercettibile tremolio di gambe. Una trilogia...
L'opera più impegnativa di Follett, leggo. Una storia del Novecento. E qui ormai non ho  più dubbi. Devo leggere fino alla fine. I sintomi che sento e che mi spingono a continuare sono, inequivocabilmente, quelli dell'ansia. Un'ansia che conosco fin troppo bene. E che so dove mi condurrà.

E allora. Questo primo volume della trilogia sul Novecento prende le mosse dagli anni immediatamente precedenti la Prima guerra mondiale e dagli anni della Rivoluzione russa. Ecco. Il mio tasso adrenalinico deve essere schizzato a livelli da rodeo. Non c'è più dubbio alcuno (ma io già lo sapevo, ehhh, già lo sapevo).   Quel libro io devo averlo. Costi quel che costi. Già: quanto costa? Costa.

Ma non posso tergiversare. Non posso esaudire la promessa fatta, a me stesso alla famiglia e agli amici,  che per questo mese basta. Che ho esaurito il mio budget per l'acquisto di libri (bádget? - e qui vi obbligo a immaginare la mia voce, e ad apprezzare la mia perfetta, perfettissima pronuncia - ma cara, non si  era mai parlato di bádget, tetto di spesa eccetera...), che fra qualche giorno ci sono il mutuo e il condominio e cose di questo tipo. Io quel libro devo averlo. La mia grande passione per tutto ciò che riguarda la Prima guerra mondiale e i primi decenni del Novecento (drammatici, epici, fascinosi) è insopprimibile. E a poco serve quel pensiero birichino che si fa strada per cercare di dissuadermi.

Ehhh, memoria corta, mi dice quel pensiero. Guarda che Follett è lo stesso di quel romanzo ambientato nel medioevo. Ti ricordi? I pilastri della terra. Anche quella volta, caro, ti sei fatto obnubilare dalla tua grande passione per il Medio Evo e sei corso in libreria. Sì, vabbè, d'accordo, ci hai messo sedici anni dalla prima edizione per acquistarlo. Ma il risultato qual è stato? Cento pagine e poi di nuovo tra gli scaffali.

Quel pensiero dice la verità. È andata proprio così. Cioè, non proprio del tutto così. Quella volta ha giocato anche un'altra questione. Ma come, mi sono detto quella volta, migliaia e migliaia; centinaia di migliaia e centinaia di migliaia; milioni e milioni di lettori di ogni metropoli e villaggio, di mare e d'appennino, di lago e d'altopiano dichiarano la fascinazione subita da quel romanzo. E io? titubo? Ma va là, tuffati anche tu. Mi sono tuffato. Per cento pagine. Nonostante il Medio Evo.

Ma no. Ora non posso proprio. L'idea della trilogy, i primi del Novecento. Tutto ciò è davvero troppo. Devo avere quel libro.

P.S. Ovviamente non sarò in fila il 28 settembre, perché io quel libro l'ho già ordinato. Quando? Ma subito dopo la lettura di quelle maledette quattro o cinque righe, ci mancherebbe altro! E un ruolo non da poco  ha giocato il notevole sconto a cui ho avuto accesso. Diciamo così.
Foto di Letizia Evangelisti

Ah, dimenticavo. Le immagini che accompagnano il post non hanno niente a che vedere con tutto quello che finora ho detto. Cosa ritraggono? Ma il mio buen retiro sull'Appennino pistoiese, diobono!

sabato 11 settembre 2010

Un lettore, un marinaio

Le solite promesse da marinaio. Mi ero impegnato a leggere Infinite Jest in un paio di settimane. Il tempo c'era tutto. Un'intera estate, pensate un po'. E anche la predisposizione individuale, e il ritmo e le suggestioni del libro erano della giusta specie.

Per non concedermi nessun alibi avevo persino messo al corrente, con un apposito post su questo blog (ma come parli, frate? post, blog... ma vabbè, faccio di necessità virtù e mi adeguo), un potenziale universo mondo di lettori circa le mie intenzioni. Piccola strategia per evitare la fuga. Se tutti sanno che farò una cosa, ebbene io la farò. Una versione personalissima e molto abborracciata di quegli splendidi - e verissimi -  versi dello Spoon River che Edgar Lee Masters dedica al suonatore Jones

"La terra ti suscita
una vibrazione nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita" .

Poi il vortice. La passione della lettura che si incrocia, come tante volte fa, con la passione per la storia, mi catapulta tutto intero negli anni Settanta. Anni importanti, si sa. Gli anni del colpo di stato in Cile (era il '73, 11 settembre. Quale caso mi ha spinto a scrivere questo post proprio oggi?), del compromesso storico, gli anni di piombo.

E poi, permettetemi, anni importanti per me. I quattordici, i quindici, i sedici, i diciassette e così via. La scoperta della politica, dei cantautori (Guccini su tutti e poi De Andrè, e poi gli altri), l'amore per Leopardi ("O graziosa luna, io mi rammento..."; "/Così tra questa immensità s'annega il pensier mio:/e 'naufragar m'è dolce in questo mare"; "Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella/sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta/infinita beltà..."). Le prime voraci letture (ma la prima in assoluto - e indelebile - era stata Pinocchio, a sei anni): Calvino, Cassola, I dublinesi di Joyce, Pirandello, Piero Chiara, il mai digerito (mi dispiace) Hemingway. E, intorno al  '76, gli scritti di Lenin e il "Manifesto" di Marx e Engels e le lezioni sul fascismo di  Togliatti. Il diario del Che in Bolivia.
Lido Vieri. Da www.excalciatorigranata.to.it
Nei sogni a occhi aperti c'erano invece le spettacolari ed eleganti parate di Lido Vieri. L'idolo da imitare. Ultimo testimone romantico del "mio" calcio.
E in mezzo a tutto questo gli amici e le amiche. E la teologia della liberazione. E la chitarra. E le canzoni cantate in gruppo. O giorni o mesi che andate sempre via. E corre corre corre corre la locomotiva. Questa di Marinella è la storia vera. La chiamavano Bocca di rosa, metteva l'amore, metteva l'amore...

Divago? Non tanto. Perché le due passioni - letteratura e storia - che si incrociano mi fiondano nella lettura di quegli anni. E Infinite Jest ritorna, non per sua colpa, tra gli scaffali. Ma non per molto. Non per molto.

Ecco. Ora dovrei dire che sì, è così. Tra le libertà concesse al lettore c'è anche quella di farsi catturare da una passione fulminea che lo sottrae a una vecchia intenzione per scaraventarlo in un altro vortice di pagine e racconti e storie e nomi. E donne e uomini.

Cos'è, dirà qualcuno, un'altra strategia per mascherare una promessa da marinaio con la solita scusa della libertà concessa al lettore?

Per non sbagliare rispondo: forse. Però aggiungo che io l'avevo detto all'inizio (ricordate? "Le solite promesse da marinaio..."). E poi, come ridondante sovrappiù, dico che io alla libertà del lettore ci credo davvero. E, via, sono un uomo d'appennino ma, che diamine, anche il vasto mare mi affascina. E ancora, come dire, l' Odissea, Moby Dick, il Salgari "piratesco" non valgono il peccato veniale di una promessa non mantenuta o solo posticipata nel tempo? Una promessa da marinaio?

Ah, se non ci fosse questo universo di libri! Come sarebbe limitata la percezione che avrei del mondo, e come mi soffocherebbe l'impossibilità di saltare da un universo all'altro. Da una storia all'altra. Da un libro all'altro, appunto.