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| Emilio Salgari. |
Quella letteraria, intendevo dire. Ovvio allora che il primo e più importante nome che mi veniva in mente fosse quello di Emilio Salgari.
E c'erano già pronte molte cose da dire. Tanto che avevo approntato un piccolo schema di appunti per una nota dal titolo Il dovere e il piacere 2.
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| Antonio Palermo |
Ho paura di andare per le lunghe e mi fermo qui: è solo un breve appunto di quello che avrei voluto dire. Forse ci sarà Il dovere e il piacere 2, ma non ora. Perché nel frattempo sono successe altre cose. Che hanno ovviamente a che fare con i libri. E dunque, come sempre, con tutto.
Nei giorni scorsi sono stato a Torino, e per una giornata intera ho girovagato tra i grandi e affollati spazi del Salone del libro. Veramente la maggior parte del tempo l'ho passata con il mio editore per discutere di quelle ultime cose che precedono l'uscita di un libro. Perché poi c'è l'estate, e ottobre è ormai qui. E questa è stata una emozione forte che si è sommata a quella di vivere immerso, per un giorno, in mezzo a migliaia di titoli. Un universo in cui è piacevole girovagare, perdersi, fluttuare quasi.
Ma l'altro aspetto che mi ha letteralmente catturato, fino a un improvviso e destabilizzante innamoramento, è stato perdermi tra le strade della città.
Della bellezza di Torino non riuscirò a dire cose adeguate alla realtà. Racconterò allora solo le emozioni. E vi avverto: pensate pure a qualcosa di melodrammatico, ma c'è stato un momento nel quale a stento ho trattenuto una lacrima.
E sia. Diciamo le cose come stanno. Torino mi si è presentata nella festa, nel colore e nel calore di migliaia e migliaia di bandiere tricolori. Non mi dilungo e dico quel che c'è da dire: è una sensazione che scava nell'anima e dà sollievo. Voglio dire sentirsi italiani. Davvero, a Torino ho incontrato l'Italia. La mia Italia. Il paese che amo e per il quale sono (siamo?) in apprensione da tempo. Ma a Torino ho tirato un sospiro di sollievo. Il Risorgimento. L'Italia. Noi. Ci siamo, dunque.
Passiamo oltre. Perché anche questo tripudio di tricolori va visto. Le mie parole sono poca cosa per rimandarne il calore.
Devo sbrigarmi perché lo spazio non è tanto, e se ne approfitto troppo rischio di annoiare. Si va a Torino e non si sale a Superga? E quel sentimento di affetto torinista che mi porto dentro (chi legge questo blog ne troverà qualche traccia) non deve avere la sua parte? Ma certo che la deve avere, anche se non sa a quale prezzo.
E Torino non lascia soli. In autobus, lungo corso Casale, il signore con cui già dalla fermata si è entrati in cordialità ("Bella città, Torino". "Davvero? Grazie, fa piacere sentirlo dire". "Eh, sono un vecchio cuore granata". "Oggi noi votiamo. Chiamparino ha fatto bene. Speriamo per Fassino") indica il parco e poi il vecchio velodromo e poi, quasi con timore: "Mi scusi, sa, se continuo a importunarla. Ma vede, vede quella casa lì? Guardi quel balcone. Vede? Lì ci abitava Emilio Salgari. Lo conosce? Da bambino ho letto i suoi libri. Erano libri d'avventura".
Il cuore fa un balzo. Certo che lo conosco Salgari. Anzi, è da più di un mese che ne voglio parlare nel mio blog. Questo però non lo dico.
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| I ragazzi del Toro |
Ripensavo a tutte queste cose, la sera, a cena nell'Osteria di via Sant'Agostino. Il tricolore, i libri, il Toro, i ragazzi sorridenti dell'Osteria, la buonissima farinata che mi hanno consigliato. Ritornerò presto a mangiarla. Vorrei ringraziarli per aver chiuso con la loro sorridente e laboriosa giovinezza questi giorni a Torino. Ma chissà se leggeranno mai questo post.




