| da Focus.it |
E che diamine! Non c'era davvero bisogno di esagerare tanto!
Da qualche giorno riflettevo sul fatto che questa lunghissima estate mi aveva destabilizzato fino al punto da non rendermi conto di essere ormai a metà ottobre. E, dunque, in pieno autunno.
Da qualche giorno riflettevo sul fatto che questa lunghissima estate mi aveva destabilizzato fino al punto da non rendermi conto di essere ormai a metà ottobre. E, dunque, in pieno autunno.
Lo aspettavo, quest'autunno, per parlare un po' con voi delle mie letture estive e delle scoperte nelle quali, in tal senso, ho avuto la ventura di imbattermi. Ma non so, forse lo aspettavo troppo tiepidamente. Fatto sta che sono riuscito a farmi ingannare dalle atmosfere meteorologiche senza prestare attenzione, come avrei dovuto, alle verità del calendario.

La prima scossa mi arriva due o tre giorni fa quando, con la sua solita pazienza e con la sua amabile cortesia, il redattore capo di Segnocinema mi fa notare che sono in clamoroso (e, aggiungo io, imbarazzante) ritardo con il mio contributo per il prossimo numero. Ma come, penso tra me, se siamo ancora a metà settembre e il numero esce a novembre? Macché settembre, mio caro. Ottobre. Ottobre.
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| immagine dal web |
E va bene, ma dopo non c'era davvero bisogno di tutto questo arsenale venuto giù stamattina. Lampi e tuoni da non credere e acqua acqua acqua a non finire. Come nella splendida Varsavia di Pierangelo Bertoli: "Lampi e tuoni che spaccano il cielo/che è più nero del velo che copre la morte". Un autentico nubifragio. E c'è chi ne ha patito le conseguenze in senso tragico. Nel senso più tragico possibile. Perché anche la morte c'è stata, in questa nera alba di Roma.
Lo ripeto a costo di sembrare pedante: non c'era proprio bisogno di tutto questo perché io mi rendessi conto che siamo ormai nel pieno dell'autunno.

E dunque ecco le novità. In breve perché sennò vado oltre il lecito nell'approfittare della vostra pazienza.
Ecco. Dopo molte estati, niente Omero: ho messo da parte l'Iliade e ho lasciato a riposo l'Odissea. Questa estate mi ha regalato le sorprese di Murakami Haruki e dei suoi Dance Dance Dance e di quel romanzo dallo strano titolo L'uccello che girava le viti del mondo. Dovrò perdere un po' di tempo, prima o poi, per parlare di questi due libri dai tratti per me fascinosi ma, che dire, voglio passare subito a Valerio Evangelisti e a Philip K. Dick. Il grande Philip K. Dick.
Veramente una bella sorpresa, Evangelisti. Complice la mia passione per la Storia e, in particolare, per la storia medievale, ho incrociato il severo (diciamo così) Eymerich. Cosa devo dire. Scrittura accattivante. Passaggi affascinanti e adesione viscerale al clima di fondo. Ma c'è stato poi Magus. Il romanzo di Nostradamus a completare l'opera, perché qui il mio amore assoluto per il romanzo d'appendice (o popolare, o di consumo, o di massa, o trivial) ha trovato pane per i suoi denti.

Basta, perché ora è troppo. Philip K. Dick. Sempre eluso. Snobbato, forse. Come tutta la letteratura di fantascienza. E sì che Blade Runner è uno dei miei film preferiti. Ma leggere fantascienza mi ha sempre annoiato. Poi capita che in un momento di relativa insania io mi butti nella Trilogia di Valis, per esempio. E allora, tra riflessioni di teologia spicciola e di filosofia che tende al serio, io mi trovi costretto ad ammettere che sì, Dick è un grande. E allora vai, La città sostituita mi prende e mi fa decidere che tutto leggerò di quest'uomo. E ne darò conto.
Di Marco Vichi e delle indagini del commissario Bordelli dirò in un altro post. Perché in questo caso c'è qualcosa che va oltre la letteratura e si insinua in quei territori insostituibili che sono quelli delle persone che incrociamo, che conosciamo e che ci troviamo a stimare. I territori dell'amicizia.
A presto. Un saluto a tutti e a ognuno.


